Partecipanti PS: Alessandro M. Federico B. Gianluca P.

Oggi siamo in tre, Alessandro, Gianluca e io. Senza perdere tempo a chiacchierare ci dirigiamo subito in zona esplorativa, ormai a tre ore di progressione dall’ingresso. Per prima cosa guardiamo una finestra a circa 3 metri sopra un’enorme colata di concrezione. Con un chiodo e l’aiuto di Alessandro e Gianluca che mi fanno da scala umana riesco ad entrare nella finestra, oltre ci sono altri 2 salti sempre da 4 metri circa, molto concrezionati. Oltre i saltini l’ambiente sembra farsi enorme e si sente scrosciare un’abbondante cascata; circolazione d’aria però non se ne sente. Non avendo abbastanza materiale per tutte le risalite concatenate (oggi viaggiamo leggeri), appronto un armo per la prossima volta e puntiamo ad un’altra risalita breve più avanti, trovata nell’uscita precedente che sembrerebbe molto promettente dato il vento che soffia da quella via. Nel tragitto effettuiamo anche un tracciamento per toglierci il dubbio su dove vada a finire l’acqua di una pozza. Le nostre ipotesi sono confermate, l’acqua della pozza ricompare poco più sotto, dove da vita ad una spettacolare cascata. Chiarito il dubbio della cascata possiamo iniziare con la risalita. Alessandro si prodiga nell’impresa mentre Gianluca fa sicura e io supporto morale. Pochi chiodi ed è in cima alla risalita, da qui parte un meandro largo ed alto più di un metro. Una trentina di metri ed ecco una bella saletta con arrivo d’acqua, il meandro continua sul lato e avanziamo altri trenta metri, nell’ultimo tratto tende ad abbassarsi e allargarsi, diventando un basso cunicolo molto largo ed infangato che ahimè termina in una stretta strettoia: 14 cm di altezza per una cinquantina di cm in larghezza. Orgoglioso del mio soprannome (Mr. 16 cm) tento l’impresa, la testa passa, le spalle pure ma lo sterno non ne vuole sapere, il fango rende tutto viscido quindi anche tentare di spingersi è inutile, troppo scivoloso. Ferito nell’orgoglio, lascio la strettoia alle cure di Gianluca che non impiega molto a scolpirla e renderla transitabile. Nel frattempo, Alessandro ed io topografiamo la zona appena esplorata. Superata la strettoia ci troviamo in una stanza, la corrente d’aria che ci ha accompagnato fin dall’inizio è ancora forte e fa ben sperare. Dalla stanzetta parte una stretta condotta non transitabile e un camino, in cima al quale ci sono due finestre: una a destra ed una a sinistra, buttando un sasso in quella di sinistra si sente il sasso cadere e rimbalzare diverse volte, sembrerebbe un grosso ambiente, mentre a destra non si capisce. Alessandro si offre volontario per risalire, arriva all’altezza delle finestre ma lo spezzone di corda è al limite, riesce solo a sporgersi nella finestra di destra e vede che si è alla base dell’ennesimo camino e opposta alla finestra da cui sbircia, un meandro di dimensioni notevoli (2 m di diametro) prosegue nel buio. Non avendo più materiale e vista l’ora tarda rileviamo i pochi metri rimanenti e iniziamo ad uscire, torneremo presto con corde e attacchi per proseguire in questo dedalo di gallerie.

Federico