LA STORIA

Si comincia

Maggio 2006: un masso male incastrato impedisce di proseguire in un cunicolo ai bordi della Valle di Fonteno. Il pertugio soffia aria gelida avvertibile anche a diversi metri di distanza. Per gli speleologi questa situazione ha un solo nome e cognome: INGRESSO BASSO di un abisso.

Un po’ di fortuna ovviamente è sempre ingrediente indispensabile.

Il nuovo potenziale ingresso viene addomesticato facilmente e dopo pochi cunicoli gli speleologi si trovano quasi all’improvviso catapultati in un gigantesco nuovo mondo sotterraneo. In una saletta ci si alza in piedi. Si segue il corso d’acqua interno e con la violenta corrente d’aria in pieno volto, si percorre il mezzo kilometro della splendida forra iniziale. Un pozzo e subito dopo un altro. Il corso d’acqua che via via si ingrossa. Iniziano le diramazioni, i bivi. I vuoti divengono minacciosamente grandi, sempre più grandi. Un’interminabile susseguirsi di marmitte piene d’acqua, un’altra verticale da 20 metri e ancora un grande pozzo da 60 metri con cascata e lago sottostante.

Da quel momento, le esplorazioni continuano senza sosta: nel giro di tre mesi l’Abisso ha già uno sviluppo di otto chilometri. Numeri da record per la speleologia locale, che vanno al di là delle più rosee aspettative di Progetto Sebino. Il fenomeno cui si trova di fronte, ha caratteri di eccezionalità, anche a livello nazionale.

All’interno di questo imponente abisso, scorrono svariati corsi d’acqua, che nei periodi piovosi diventano veri e propri canyon con torrente in piena. Una quantità d’acqua impressionante che si perde in un’area carsica di circa 100 chilometri quadrati, con le vette più alte che toccano i 1300 metri.
Vista l’entità della ricerca e la scoperta effettuata, Progetto Sebino comprende che è necessario fin da subito sensibilizzare maggiormente le comunità locali, a tutti i livelli, sull’importanza della scoperta anche e soprattutto in relazione alla tutela del bacino idrologico. Si coinvolgono quindi enti locali, musei, Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, si tengono serate divulgative di stampo scientifico. A poco a poco, le varie realtà interpellate rispondono, patrocinando la ricerca.
L’eco mediatica suscitata dalle scoperte è tale da incuriosire sempre più, oltre alla popolazione ed agli enti locali, anche ambienti accademici e ciò aumenta di riflesso le valenze delle ricerche condotte, sempre più approfondite e trasversali, interdisciplinari, perchè l’enorme abisso attira diversi speleologi equipaggiati delle loro competenze ed esperienze, spesso e volentieri derivanti da collaborazioni proprio con Università o enti di ricerca.

Immersioni Speleo Subacquee

Nel 2009 inizia con un noto speleosub sardo, Marcello Moi, l’epopea delle immersioni speleo subacquee nel Sifone Smeraldo, misterioso lago sotterraneo dove apparentemente viene convogliata la gran parte delle acque del sistema.

Nel novembre 2010 vengono effettuati i tracciamenti interni delle acque per conto di Regione Lombardia nell’ambito di un Progetto Integrato con la Federazione Speleologica Lombarda: l’esito positivo é con la sorgente Milesi di Tavernola Bergamasca (La Ripiegata), che si trova a 6 km in linea d’aria dal complesso. Alcuni calcoli empirici portano a pensare che in questa distanza siano nascoste altre svariate decine di km di gallerie.

La sorgente è captata ad uso idropotabile da Società Uniacque S.p.A.

E’ infatti in questo momento che, in parte per la necessità di ottenere le autorizzazioni ad effettuare i tracciamenti, in parte per le risultanze dei medesimi, comincia una proficua collaborazione proprio con la neonata società che gestisce il servizio idrico integrato in bergamasca.

L’operazione si esplica attraverso l’immissione di tracciante Tinopal CBS-X nei principali corsi d’acqua sotterranei presenti dentro l’abisso di Fonteno. La finalità del test è volta alla conoscenza della strutturazione dell’acquifero carsico, al fine di garantire una migliore protezione ed eventualmente di individuare nuovi punti di approvvigionamento idrico per i pubblici acquedotti.

Nello stesso anno, l’allestimento del campo base a 430 metri di profondità si rivelerà fondamentale per le esplorazioni sempre più lunghe e impegnative. Un ristoro avanzato “sicuro e asciutto” diventa la testa di ponte che consente di “spezzare” le punte esplorative e ne aumenta il livello di sicurezza generale.

La mossa è vincente perché permette anche agli speleo un po’ meno allenati di dare il proprio contributo, riuscendo peraltro ad aggiungere ulteriori piacevoli sfumature alla speleologia esplorativa. Il campo base si rivelerà indispensabile soprattutto nell’organizzazione delle immersioni al Sifone Smeraldo.

Campionatura geologica

Si effettua inoltre, nel 2010, una campionatura geologica all’interno della grotta, tramite prelievo di porzioni di roccia dalle pareti ogni 20 metri di dislivello dall’ingresso al Sifone Smeraldo. I campioni così prelevati, dopo essere stati trasportati all’esterno vengono portati in laboratorio per la determinazione della relativa litologia. In collaborazione con il Dott. Alfredo Bini (Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano), si intraprende la creazione di una sezione geologica dell’Abisso che, per la prima volta, corrisponderebbe al reale.

Purtroppo tale attività è al momento compiuta solo parzialmente.

Parallelamente a tutto ciò, il Progetto Sebino allarga il campo delle proprie ricerche anche nel versante orientale del lago, dando vita a esplorazioni in concerto con altre realtà locali, in particolare gli amici dello storico Gruppo Grotte Brescia. Gli obiettivi sono il Monte Guglielmo, la zona di Polaveno e quella di Vesalla.

Si intensificano anche le ricerche verso gli altri due sistemi dell’area: quello rivolto verso il parallelo Lago di Endine e legato alla “famigerata” Acquasparsa, e quello del Monte Bronzone, che sfocia nelle risorgenze di Predore, sul lago d’Iseo.

Risorgenza Milesi

Nel 2011, si tenta l’immersione anche dalla Risorgenza Milesi di Tavernola Bergamasca. Gli speleo sub esplorano un sifone di 140 metri, per poi sbucare dall’altra parte in ambienti aerei di grosse dimensioni. Si fermano di fronte ad una piccola frana, dopo aver esplorato quasi mezzo km di cavità.

Nel frattempo, continuano anche le “normali” esplorazioni, alternando l’organizzazione di altre 3 immersioni nel lago Smeraldo, e l’Abisso diventa una ragnatela di gallerie di 22 km per 570 metri di dislivello, con ambienti considerati “giganteschi” al suo interno. Per i più assidui, i più “malati” il campo base diventa una vera e proprio seconda casa, dove in certi casi poter trascorrere anche un’intera settimana sotterranea.

Grazie alla presenza al suo interno di alcuni appassionati specialisti naturalisti e zoologi, Progetto Sebino imbastisce contestualmente una ambiziosa ricerca parallela di carattere biospeleologico, che mira alla classificazione puntuale di tutta la fauna endemica scoperta nel sottosuolo. In tale contesto, si riscontrano comportamenti di alcune specie davvero anomali e ancora in fase di studio ed interpretazione.

In collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese, si effettua anche uno studio e una classificazione delle popolazioni di chirotteri che popolano l’Abisso, e in tale contesto si riscontra la presenza, fra queste, del raro (e protetto) “Ferro di Cavallo maggiore”. Si verificano inoltre alcune situazioni che sembrano indicare un aumento del numero di esemplari di chirotteri, che a quanto pare hanno l’intenzione di voler colonizzare nuovamente gli enormi ambienti sotterranei, quanto e più del passato.

Una leggendaria immersione dello speleo sub Luca Pedrali nel Sifone Smeraldo, nel 2011, conferma il fatto che dall’altra parte la galleria prosegue ancora. Gli ambienti sommersi esplorati sono gallerie veramente grandi, con sezioni superiori ai 10 metri… ma dopo più di mezzo km di immersione il sub deve rientrare senza ancora essere riuscito ad emergere “dall’altra parte”. I materiali necessari per proseguire, non sono più alla nostra portata.

La scoperta è comunque sensazionale: tra il lago d’Iseo e di Endine, nelle profondità delle montagne, si trova dunque un’enorme riserva d’acqua dai confini ancora del tutto ignoti.

Nessuno poteva immaginare niente del genere.

Nueva Vida

Fine 2012 e inizio 2013

Un nuovo attento ragionamento si rende necessario relativamente alla opportunità di nuovi accessi del sistema e alla luce dello sviluppo interno di Bueno Fonteno. Si decide di cercare in settori esterni meno considerati, di rivedere ed eventualmente disostruire vecchie cavità già note, ed infine di dedicarsi alla ricerca di ingressi alti. Manca infatti ancora completamente la conoscenza della parte alta del sistema carsico, quella che lo alimenta.

In tale frangente, viene scoperto un nuovo immenso labirinto sotterraneo: Nueva Vida (dicembre 2012).

A ridosso dell’ormai noto Abisso Bueno Fonteno ma posto qualche centinaio di metri più in alto, viene scoperta una nuova supergrotta con caratteristiche molto simili alla precedente.

L’Abisso Nueva Vida misura oggi circa 10 km di sviluppo e scende in profondità per 500 metri. Diversi sono i corsi d’acqua interni, i saloni, le diramazioni multiple. Degna di nota è la verticale da 170 metri (larga in media 30) denominata, non a caso, Pozzo dell’Infinito.

La scoperta di questa nuova cavità passa attraverso l’allargamento di una fessura larga quanto una moneta, che però aspirava tanto di quel vento da ricreare un rumore simile a quello di un fiume scrosciante.

Le prospettive, al momento della scoperta, sono a questo punto letteralmente decuplicate rispetto alle vie da esplorare e alle ipotesi da fare, soprattutto in merito alla possibilità di trovare il certo collegamento con l’Abisso Bueno Fonteno.

A quanto pare, è come aver riavvolto il nastro, essere tornati all’inizio dell’avventura con ancora tutto da ricominciare.

Convinti di trovare il collegamento interno tra i due abissi molto rapidamente, continuano le esplorazioni dell’Abisso Nueva Vida, che comincia a misurare alcuni kilometri, finchè, dopo un’entusiasmante esplorazione di agosto 2013, si percorre un kilometro di interminabile meandro che si affaccia infine su di una enorme verticale da 40 metri: è il Salone PortoBello, siamo in Bueno Fonteno, proprio in uno degli ambienti più suggestivi e affascinanti dell’Abisso!!!

In un clima di festa, si corona un sogno: la giunzione dei due abissi, cioè la scoperta ed esplorazione del passaggio che li unisce!!!

Neanche il tempo di festeggiare che le esplorazioni proseguono senza sosta…

Progetto Sebino oggi

Marzo 2018

Se al momento della “giunzione” il complesso carsico misura 27 km, ad oggi  ne misura circa 32 ed è uno dei più lunghi d’Italia, senza contare che le prospettive esplorative sono ancora “esagerate”, con decine e decine di gallerie ed ambienti tuttora da esplorare…

in tutte le direzioni…

Immersioni Speleo Subacquee

Maggio 2006: un masso male incastrato impedisce di proseguire in un cunicolo ai bordi della Valle di Fonteno. Il pertugio soffia aria gelida avvertibile anche a diversi metri di distanza. Per gli speleologi questa situazione ha un solo nome e cognome: INGRESSO BASSO di un abisso.

Un po’ di fortuna ovviamente è sempre ingrediente indispensabile.

Il nuovo potenziale ingresso viene addomesticato facilmente e dopo pochi cunicoli gli speleologi si trovano quasi all’improvviso catapultati in un gigantesco nuovo mondo sotterraneo. In una saletta ci si alza in piedi. Si segue il corso d’acqua interno e con la violenta corrente d’aria in pieno volto, si percorre il mezzo kilometro della splendida forra iniziale. Un pozzo e subito dopo un altro. Il corso d’acqua che via via si ingrossa. Iniziano le diramazioni, i bivi. I vuoti divengono minacciosamente grandi, sempre più grandi. Un’interminabile susseguirsi di marmitte piene d’acqua, un’altra verticale da 20 metri e ancora un grande pozzo da 60 metri con cascata e lago sottostante.

Da quel momento, le esplorazioni continuano senza sosta: nel giro di tre mesi l’Abisso ha già uno sviluppo di otto chilometri. Numeri da record per la speleologia locale, che vanno al di là delle più rosee aspettative di Progetto Sebino. Il fenomeno cui si trova di fronte, ha caratteri di eccezionalità, anche a livello nazionale.

All’interno di questo imponente abisso, scorrono svariati corsi d’acqua, che nei periodi piovosi diventano veri e propri canyon con torrente in piena. Una quantità d’acqua impressionante che si perde in un’area carsica di circa 100 chilometri quadrati, con le vette più alte che toccano i 1300 metri.

Vista l’entità della ricerca e la scoperta effettuata, Progetto Sebino comprende che è necessario fin da subito sensibilizzare maggiormente le comunità locali, a tutti i livelli, sull’importanza della scoperta anche e soprattutto in relazione alla tutela del bacino idrologico. Si coinvolgono quindi enti locali, musei, Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, si tengono serate divulgative di stampo scientifico. A poco a poco, le varie realtà interpellate rispondono, patrocinando la ricerca.

L’eco mediatica suscitata dalle scoperte è tale da incuriosire sempre più, oltre alla popolazione ed agli enti locali, anche ambienti accademici e ciò aumenta di riflesso le valenze delle ricerche condotte, sempre più approfondite e trasversali, interdisciplinari, perchè l’enorme abisso attira diversi speleologi equipaggiati delle loro competenze ed esperienze, spesso e volentieri derivanti da collaborazioni proprio con Università o enti di ricerca.