Introduzione Speleologica
La Zona del Sebino è stata oggetto di sporadiche ricerche speleologiche nei decenni passati e, nel tempo, sottovalutata e bistrattata un po’ da tutti i gruppi speleologici: forse perché i modesti rilievi montuosi non garantiscono dislivelli da record, e forse perché la Lombardia è ricca di aree carsiche con prospettive esplorative allettanti.
Nell’area del Sebino, la presenza prevalente di territorio boschivo, di ricopertura quaternaria e di vegetazione molto fitta, mettono in difficoltà lo speleologo a reperire ingressi, soprattutto nelle stagioni calde in cui l’area e diventa poco penetrabile…

Questi, tra i vari motivi che potrebbero indurre a orientarsi verso altre zone.

La consulta catastale, riporta che nel trentennio a seguire il 1940 furono esplorate circa una ventina di cavità di modesto sviluppo.
Successivamente, e fino ai giorni nostri, ancora una ventina di grotte, e, fatta eccezione per la Lacca del Berù (LoBg 3532) che tocca un dislivello di 231 metri e 435 metri di sviluppo, nessun’altra supera i 100 di profondità, né i 200 di sviluppo.